Il canto di Ulisse

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Se-questo-è-un-uomo (1)

Trattengo Pikolo, è assolutamente necessario e urgente che ascolti, che comprenda questo « come altrui piacque », prima che sia troppo tardi, domani lui o io possiamo essere morti, o non vederci mai piú, devo dirgli, spiegargli del Medioevo, del cosí umano e necessario e pure inaspettato anacronismo, e altro ancora, qualcosa di gigantesco che io stesso ho visto ora soltanto, nell’intuizione di un attimo, forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui…

In occasione della Giornata della Memoria, per ricordare quello che è stata la brutalità di un’epoca, credo non vi sia modo migliore che rileggere alcune delle pagine migliori della letteratura italiana. Sto parlando dell’undicesimo capitolo di “Se questo è un uomo”, il quale forse rappresenta il passaggio più importante della celeberrima opera di Primo Levi. Il testo ruota intorno al XXVI canto dell’Inferno dantesco, il canto di Ulisse, che qui assume un nuovo significato. Durante l’ora d’aria, Primo Levi ha l’occasione di parlare della Divina Commedia al suo giovane aiutante di origine francese, Pikolo. Per farlo sceglie proprio il canto che vede come protagonista il celebre l’eroe di Itaca. Il compito non è facile, sono poche le terzine che ricorda per intero, insieme ad alcuni brandelli di frasi che riemergono dalla sua memoria; il resto è costretto a raccontarlo in prosa, un sacrilegio secondo lui. Vi è poi il problema di come trasporre tutto in francese; non è facile spiegare perché “misi me” è diverso da “je me mis”, né perché i compagni sono “acuti”. Eppure ha bisogno di farlo e deve farlo subito, perché potrebbero non esservi altre occasioni. “Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca”, afferma prima di recitare la più celebre di tutte le terzine: “Fatti non foste…”. Come una rivelazione, un’epifania, quelle parole gli ricordano la sua umanità, il bene più prezioso da conservare all’interno del lager, la difesa più forte contro chi quell’umanità ha cercato di annientarla con ogni mezzo. Pikolo questo lo capisce, pur non comprendendo appieno i versi di Dante, sa che per Primo Levi in quel momento è di vitale importanza essere ascoltato; più passa il tempo, più cresce il timore di non farcela a esprimere tutto quello che ha dentro. L’ora d’aria sta per finire, Pikolo fa appena in tempo ad ascoltare l’ultimo verso che è già l’ora della zuppa.

Qui sotto il testo completo:

http://liceocuneo.it/codolini/wp-content/uploads/sites/6/Levi-Canto-di-Ulisse.pdf

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