La buona novella quindici anni dopo

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Era il 1970 quando, in piena rivolta studentesca, usciva La buona novella, il quarto LP di Fabrizio De André. Si trattava, come l’opera precedente, di un concept album, in questo caso dedicato alla storia di Gesù raccontata nei Vangeli apocrifi. Dieci tracce ricche di immagini che mettono in luce in modo originale soprattutto il carattere umano, il dolore e le comprensibili paure di personaggi come Maria, Giuseppe, i ladroni e le loro madri e, infine, Gesù. “I Vangeli Apocrifi, diceva De André, sono una lettura bellissima. Io considero il Vangelo, anche quelli scritti dai quattro evangelisti ufficiali, il più bel libro d’amore che si sia mai scritto. Ci sono molti punti di contatto con l’ideologia anarchica”. E a chi gli imputava uno scarso impegno sociale proprio durante la rivolta rispondeva : “Ho scritto queste canzoni in pieno sessantotto e resto convinto che abbiano una forte carica rivoluzionaria. Con la buona novella ho voluto dire ai miei coetanei di allora: guardate che le nostre stesse lotte sono già state sostenute da un grande rivoluzionario, il più grande della storia… Gli insegnamenti di Cristo: abolizione delle classi sociali e dell’autoritarismo, e creazione di un sistema egualitario. Gesù ha combattuto per una libertà integrale, piena di perdono… Il perdono è un elemento straordinario”. Nel giorno del quindicesimo anniversario della morte del cantautore genovese, ripropongo quello che è, anche a detta del suo stesso autore, uno degli album più riusciti, un’opera completa da sentire per intero, intrisa di poesia e di umanità.

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