L’esperienza della lettura

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letturaUn non vedente, un bibliofilo, un uomo di fede, un detenuto, un musicista e un dislessico. Questi sono stati i protagonisti dell’incontro dal titolo “L’esperienza della lettura”, organizzato dalla mia università e coordinato dal direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi. Sei storie di vita differenti, sei modi diversi di rapportarsi con la lettura. Prima di tutto bisogna definire quest’ultima: un fenomeno individuale ma allo stesso tempo elemento di socialità, stabile nel tempo ma in continuo mutamento, un bisogno, una necessità per molti, un lusso addirittura; mai un obbligo, mai un imperativo. Può essere una sfida, da affrontare partendo da ciò che manca. La lettura è soprattutto un atto di libertà, lo dimostrano i molti tentativi di censura nel corso dei secoli. In queste storie si ripercorre anche il suo rapporto con le tecnologie, arrivando addirittura a mettere in discussione il concetto stesso di lettura propriamente detta. Inoltre risulta evidente come la parola “lettura” sia assolutamente inseparabile dalla parola “interpretazione”.

Eugenio Saltarel è cieco dalla nascita, ma il fascino per i libri lo accompagna da sempre. La voce di sua madre è stata il primo contatto con questo mondo, “Marcellino pane e vino” il primo libro, letto a voce alta nelle stanze dell’ospedale. La legge allora obbligava i non vedenti a frequentare istituti appositi in cui tutti, dai professori agli alunni, affrontavano le stesse difficoltà. Qui Eugenio ha imparato il metodo Braille, con il quale ha potuto esplorare le pagine della letteratura senza l’aiuto di nessuno. Salgari soprattutto. Quella giungla, sembrava di viverla, di trovarcisi in mezzo, era un’esperienza soprattutto visiva più che di azione, un modo per impadronirsi di un mondo esterno mai esplorato prima; che delusione sapere che nemmeno lui aveva mai visitato quei luoghi. “Il mondo mi appariva allora sotto un altro punto di vista” dice ridendo. Le scene di Robinson Crusoe e dei grandi classici sono parte integrante della vita di Eugenio. E che pianti con “Incompreso”!  Alle medie, questa volta in un istituto comune, la fortuna era di avere un insegnante giovane e amante della lettura ad alta voce. I libri utilizzati in classe non erano scritti per i ciechi, perciò Eugenio era costretto a farsi leggere tutto. Certo poteva aiutarsi con un registratore a nastro, notevole vantaggio rispetto al passato, ma anche così era impossibile sottolineare o prendere appunti. Inoltre chi leggeva questi testi non sempre era un professionista. Un altro libro importante nella vita di Eugenio è stato “I pilastri della terra”: la costruzione della cattedrale, descritta in modo così rigoroso e affascinante in tutte le sue fasi, è stata per lui un’autentica rivelazione. Eugenio ama molto la lettura. “Mentre ascolto musica alla radio o siedo davanti alla tv tengo sempre in mano un libro, il più grosso possibile, lo sfoglio in modo da sentire il fruscio della carta, amo questa sensazione, sapere che dietro quel libro c’è il lavoro di qualcuno”. La radio. Uno strumento che permette a un non vedente di trovarsi nella stessa situazione di chi vede e di sentirsi maggiormente parte del mondo. Gli audiolibri sono poi un utilissimo regalo del progresso tecnologico. “Non bisogna sforzarsi nel leggere, ma usare i metodi necessari per farlo” conclude Eugenio.

Beppe Manzitti è un collezionista di libri. Collezionare, spiega, significa raccogliere oggetti e manufatti seguendo uno o più criteri di selezione; nel suo caso, edizioni originali di testi italiani e francesi del ‘700 e dell’800. Alla prima stesura, un testo inizia la sua storia, un cammino fatto di critica, di successo o di oblio. Un patto tra lo scrittore e l’editore. Certo vi sono molte forme di collezionismo. Un siciliano di Modica, racconta Beppe, detiene la collezione più estesa dell’Ulisse di Joyce, mentre Oliviero Diliberto ha raccolto tutte le prime edizioni della BUR. E’ falso il mito secondo il quale un bibliofilo non è un buon lettore. “La biblioteca di casa non è il luogo per raccogliere i libri ma quello che li legge per noi” diceva Eco. E ancora, citando Carlo Dossi, “I libri ebbero sempre la mia predilezione. Né qui parlo dell’ànime di ciascuno di essi, ma della sola esterna lor forma. Amài i libri ancor prima che li sapessi leggere e mi ricordo della commozione riverenziale con cui li guardavo allineati nelle vaste biblioteche – reggimenti d’ingegno pronti a muove battaglia alla ignoranza, colla differenza, rispetto agli altri soldati, che mostravano il dorso prima del combattimento, non dopo. E oggi pure, in cui lo studio mi ha quasi al punto tornato donde partìi, cioè alla tabula rasa, apro talvolta la mia minùscola libreria e li percorro con li occhi, dissopra le rilegature. Parmi di aver dinnanzi una folla di amici – amici che non tradiscono. E li palpo carezzevolmente sul dorso come generosi destriere e li bacio anche, e, sédendomi, qualche volta, sullo sporto della libreria, appoggio la mia testa contr’essi e lì rimango beato, come sulla spalla di una donna cara, quasi assorbendo – feconda pioggia – il loro genio, quasi sentendo il mio ferro, al contatto della loro magnete, farsi magnete”.

“La fede nasce dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo”. Proprio l’importanza della parola è il tema principale dell’intervento di padre Costantino Gilardi. Nella Bibbia, spiega, le parole sono fatti, Dio crea dicendo così come lo fa separando. Per i cristiani l’importanza risiede nella parola, non nel libro, né nella visione. Una lettura di fede prevede uguaglianza di registro in quanto la parola di Dio messa per iscritto deve possedere lo stesso effetto che nel momento del suo pronunciamento. Da qui il senso della frase di San Paolo. Tale concezione deriva direttamente dalla cultura farisaica. Essa, a differenza di quella appartenente ad altre popolazioni ebraiche, come quella degli zeloti, degli esseni e dei sadducei, tra le “tre colonne del mondo”, ossia la preghiera, l’amore per il prossimo, e la parola di Dio, pone al primo posto per importanza proprio quest’ultima. Un testo sacro inoltre, per il credente, deve comportare l’oggi, ossia parlare alla sua contemporaneità, essere sempre valido e quindi sopportare le innumerevoli riletture della storia.

Luca non è un grande lettore. Ha iniziato a rubare fin da ragazzo e per questo è detenuto da sette anni nel carcere di Marassi. Proprio qui Luca ha incontrato Seneca. Un incontro fondamentale nella sua vita. Racconta che nel 2008 in carcere girava un libricino celeste dal titolo “La brevità della vita”. La prima cosa che ha notato è stata la differenza del linguaggio letterario da quello pratico a lui ben più famigliare degli atti giudiziari. Da quel momento si interroga su quale sia il suo scopo nella vita, inizia a pensare e lo fa inizialmente con parole non sue. Intraprende così un percorso che ha come scopo ultimo la felicità, o meglio, prima ancora, la tranquillità, che è cosa ancor più importante. Luca non è abituato a parlare davanti a un grande pubblico. Leggendo alcune frasi a voce alta si commuove, riprende più volte fiato, beve. Poi continua. Da ragazzo possedeva una macchina color indaco. Sul sedile posteriore un libro, probabilmente rubato, sballottava di qua e di là, ne ricorda ancora i tonfi. “Non aver mai aperto quel libro è stato il mio primo reato”.

Tiziana Canfori, docente del Conservatorio Niccolò Paganini, spiega il concetto di lettura musicale. Si tratta di una lettura “rumorosa”, ma che si può fare anche in silenzio, un atto collettivo e socializzante, ma anche individuale, che si contraddistingue per l’elemento del “tempo”, del ritmo e dello spazio che si espande su tre dimensioni. È un tipo di lettura che per queste ragioni si avvicina a quella della poesia. È possibile praticarla in ogni luogo. È bella da vedere. Ha un fine pratico, è lettura per fare, non solo per sapere. In Austria e in Germania le famiglie si ritrovano ancora la sera a praticare questo tipo di lettura, racconta Tiziana. Questo però non è un esercizio adatto a tutti. Un lettore deve essere infatti curioso, preciso, possedere un buon orecchio e un buon occhio, deve avere molta immaginazione ed essere un individuo tendenzialmente sociale; non è tuttavia necessario che sia un musicista! La docente mostra poi vari tipi di partiture, a me ricordano vagamente le cartine geografiche. Ve ne sono di tutti i tipi, da quelle per pianoforte a quelle per un’intera orchestra, fino ad arrivare a vari modelli di partiture elettroniche, nuove esperienze visive frutto del progresso tecnologico.

Giovanni è dislessico. Per lui la lettura è soprattutto una sfida. Dalle sue parole si capisce che vivere in una società in cui questa ricopre un ruolo fondamentale richiede un sforzo notevole. Infatti è proprio la lettura il campo in cui quotidianamente i dislessici incontrano i maggiori problemi. Hanno difficoltà tanto a fissare i concetti e a decifrare un codice, quanto a ricordarsi il nome di una via o di un aula. Per un dislessico inoltre la lettura non è un processo automatico, ma deve essere fatto volontariamente. Eppure Giovanni è iscritto all’università, studia filosofia, la sua passione. All’inizio era molto dura. Se un normolessico in una giornata riesce a studiare anche fino a cinquanta pagine, Giovanni può a stento memorizzarne dieci. A scuola, ricorda, poesie come quelle di D’Annunzio erano più semplici per lui, in quanto la loro sonorità compensava in qualche modo le difficoltà legate alla sua condizione. Ciò che lo spinge a leggere è la sua grande curiosità e l’amore per la materia che studia. Non legge tuttavia romanzi, ma solo saggi limitati al suo campo di studio. Enorme è la difficoltà ad ampliare il proprio lessico, per non parlare dell’apprendimento di una lingua straniera, o la lettura di un linguaggio matematico. Da ciò le conseguenti ripercussioni sulla vita lavorativa. Giovanni si sente vivo, le difficoltà che la dislessia comporta non gli impediscono di seguire le sue passioni; l’aiuto di strumenti di supporto come i moderni software di lettura e gli audiolibri è un aiuto prezioso, tuttavia Giovanni preferisce conoscere il mondo attraverso l’esperienza diretta e il rapporto con le altre persone.

                                                                                                                                                                           G.M.

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4 pensieri su “L’esperienza della lettura

  1. vetrocolato

    Molto interessante, soprattutto la parte della lettura musicale. Non ne avevo mai sentito parlare e mi incuriosisce molto.
    Però, Mario non si può leggere..mhh, si chiama Marino!
    Ma credo ne sorriderebbe!
    😉

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