Nella casa

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“In quella casa si avvertiva un’aria di grettezza, di conformismo solo vagamente alternativo, si sentiva un riserbo un po’ ipocrita, in definitiva si percepiva l’odore della classe media. Proprio da quell’odore io ero attratto. Era penetrante, irresistibile, pungente. Era l’odore della normalità, della tranquillità, della serenità, della sonnolenta vita degli uomini e delle cose, l’odore di una famiglia della classe media. E anche se tutto sembrava si fosse deposta una sottile, impalpabile polvere grigia, io in quella casa dovevo entrare. In ogni modo. Dovevo trovare un pretesto, un pretesto qualsiasi per potermi intrufolare. Avrei percorso il corridoio lindo di quella casa, ne avrei constatato la pulizia e l’ordine perfetto, avrei sentito l’odore penetrante di Esther, la padrona di casa, la donna della classe media. E poi mi sarei seduto sulla panchina del parco, di fronte la casa, sorridendo candidamente, non ricordando più nulla, non udendo più nulla, perché ormai ero entrato nel mio paradiso. (continua…)

Quali storie valgono la pena di essere raccontate? Se siete amanti della scrittura e della letteratura, Nella casa (Dans la maison) è sicuramente il film che fa per  voi. La trama è semplice ma procede con le dinamiche tipiche di un thriller, con tratti molte volte inquietanti. Tutto ha inizio nel momento in cui il cinquantenne professore di letteratura Germain assegna ai suoi alunni del Liceo Flaubert  il compito di raccontare come hanno trascorso il weekend. C’è chi scrive banalità, chi solo due righe. Tra gli elaborati però ce n’è uno che cattura l’attenzione di Germain. L’autore è il sedicenne Claude,  un ragazzo comune, molto bravo in matematica, tanto da passare i pomeriggi aiutando a fare esercizi il compagno di scuola Rapha. Proprio  Rapha e la sua famiglia, una famiglia, piccoloborghese, apparentemente felice, sono i soggetti della narrazione di Claude. Lo stile provocatorio del ragazzo sulle prime indispettisce il professore, il quale tuttavia non può non riconoscerne le qualità. Ciò che più incuriosisce Germain è la scritta con la quale Claude conclude ogni elaborato: “continua”.  Di fatti Claude torna a parlare dei Rapha nell’elaborato successivo, riuscendo sempre più a catturare l’attenzione del suo professore. Questi, scorgendo nel ragazzo il talento a lui mancante, forse arrivando a vedere in lui il figlio che non ha mai avuto, si offre di aiutarlo, stimolandolo con letture e consigli utili a perfezionare il suo spirito di osservazione. Vista sempre più da vicino, la “famiglia normale” appare sempre meno perfetta. La fragilità del figlio, i problemi lavorativi del padre e poi Esther, la madre di Rapha, una donna molto affascinante di cui Claude finisce per innamorarsi. La storia procede con un crescendo di tensione e di suspence, dovuti anche all’efficacia delle musiche e all’accuratezza dei dialoghi. I piani della realtà e dell’immaginazione sembrano sempre più intersecarsi fino a non poterli distinguere. Germain, legato sempre più da un rapporto di stima reciproca, da professore diventerà complice di Claude, finendo per adoperarsi personalmente affinché la narrazione continui. Ciò che in principiò sembrava un innocente esercizio letterario finirà per avere forti conseguenze sulla vita reale dei protagonisti, innanzitutto su quella del professore, il cui rapporto con la moglie, curatrice di una galleria d’arte, andrà in crisi proprio in seguito all’amicizia con Claude. Lo sconvolgimento finale non intaccherà la stima reciproca tra Germain e Claude; l’epilogo, niente affatto scontato, che vede i due seduti su una panchina ad osservare, quasi come se fossero  dei film o dei libri, le vite degli abitanti di un comune caseggiato, risponde alla domanda iniziale: ogni storia, anche la più semplice, merita di essere raccontata da un osservatore attento e curioso. 

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